È da un po’ di tempo che girano sul web un po’ di polemiche relative a occhiali 3D made in China, privi del marchio CE e considerati un rischio per la salute degli spettatori.
Inizia tutto sul blog di Carlo Rienzi, presidente del Codacons…
“[...] Molti cittadini mi hanno segnalato [...] alcuni strani sintomi seguiti alla visione dei film in 3D: nausea, stanchezza agli occhi, effetto mal di mare, e simili. Con il Codacons abbiamo così avviato in questi giorni delle verifiche scoprendo che gli occhiali in questione, forniti in molte sale cinematografiche, risultano “Made in China” e non presentano il marchio CE. Si tratta di una circostanza molto grave, in quanto la marcatura “CE” (Conformità (sic) Européenne) non è un marchio di qualità o di origine, ma attesta semplicemente la conformità del prodotto ai requisiti essenziali di sicurezza, fissati dalle disposizioni comunitarie. L’assenza del rischio di un pericolo grave per i consumatori è garantita da tale marchio.
Ma c’è anche un altro aspetto. In alcuni cinema gli occhiali vengono donati “in prestito” agli spettatori, che devono riconsegnarli al termine della visione. Ciò implica che uno stesso occhiale viene utilizzato più volte da una moltitudine di soggetti, con conseguenze per l’igiene che è facile immaginare. Per tali motivi abbiamo presentato oggi un esposto ai Nas, affinché verifichino la conformità degli occhiali per il 3D forniti nei cinema e, qualora necessario, ne dispongano il sequestro. [...]”
La notizia viene ripresa da alcune testate online più o meno importanti (AGI, Info@consumatori, IGN, Jugo, Libero), che sottolineano la pericolosità di occhiali non conformi alle direttive comunitarie (“[possono] provocare in molte persone, specie bambini, effetti collaterali quali affaticamento degli occhi, mal di testa, vertigini, e una sorta di mal di mare“), e invitano coloro i quali si rendano conto che sui loro occhiali 3D non è presente il marchio CE a segnalare l’increscioso fatto al blog di Carlo Rienzi, il quale valuta la possibilità “di intentare una class action per i danni alla salute e i rischi collegati alla commercializzazione di un prodotto privo dei requisiti di legge“, prospettando addirittura la sospensione delle proiezioni di film in 3D in tutte le sale italiane. Persino Striscia la Notizia dedica un’intervista a Rienzi sulla questione, e il 10 febbraio la Guardia di Finanza sequestra 500 paia di occhiali a Livorno.
Un caso esemplare di tutela del consumatore.
Peccato solo per due cose.
Primo, gli occhiali 3D, non essendo né dispositivi di protezione né prodotti per scopi medici, non hanno bisogno di alcun marchio CE (al contrario degli occhiali da sole). Si può evincere dalla certificazione degli occhiali Dolby, ed è stato ufficializzato dal Distretto amministrativo dell’Alta Baviera (commento di Antonio Marcheselli al post di Rienzi).
Secondo, i sintomi suddetti (mal di testa, nausea, ecc.) difficilmente dipendono dalla qualità degli occhiali (che sono solamente dei filtri di plastica, colorati o polarizzati). Possono dipendere, magari, da una scarsa qualità dell’impianto 3D in generale (poca luminosità, bassa frequenza dei fotogrammi), ma la causa principale è il fatto che il 3D stereo è – al momento – una tecnologia imperfetta. Non è in grado di simulare alla perfezione la visione umana, per cui alla lunga può risultare fastidiosa e/o faticosa, per alcuni soggetti più che per altri. E questo è scritto chiaramente nelle avvertenze degli occhiali, e talvolta anche prima dell’inizio del film.
Questo a prescindere dal fatto che gli occhiali siano stati fabbricati in Cina o no (e poi, seriamente, cosa c’è di strano? Secondo Carlo Rienzi, dov’è stato fabbricato il suo computer? o la sua lavatrice? o il suo tostapane?).
Discorso a parte per la questione dell’igiene degli occhiali. Conoscendo gli usi italiani, è perfettamente possibile che in qualche cinema (anche di mia conoscenza) gli occhiali non vengano lavati e sterilizzati proprio benissimo fra uno spettacolo e l’altro, il che fa veramente un po’ schifo. Ma questo può essere causa di eczemi o irritazioni, sicuramente non di mal di testa.
Conclusione: per quanto utile (o per quanto palesemente innocua) possa essere una nuova tecnologia ci sarà sempre qualcuno pronto a darle addosso, a fomentare la disinformazione e il neo-luddismo per un po’ di notorietà. Triste, ma inevitabile.
UPDATE (16-03-10): dopo un mesetto, il Consiglio Superiore di Sanità ha pubblicato il proprio parere sulla questione. Malgrado i toni trionfali del nuovo post di Rienzi, il CSS conferma quanto è già stato detto: gli occhiali 3D non hanno bisogno di alcun marchio CE, non essendo dispositivi medici o protettivi, e il 3D stereo non è da considerarsi dannoso per la salute in generale. Le ulteriori considerazioni del CSS (sconsigliare il 3D stereo ai bambini di età al di sotto dei 6 anni, e per un periodo di tempo prolungato) sono abbastanza sensate; discutibile è forse l’indicazione di utilizzare solo occhiali monouso, in quanto una scelta del genere, oltre a non dare alcuna garanzia di igiene degli occhiali (che potrebbero essere riciclati ugualmente), può ridurre la qualità della visione.
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